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lunedì 7 luglio 2014

Blog Tour di "Il Giardino degli Aranci - Il Mondo di Nebbia" di Ilaria Pasqua, con Giveaway! OTTAVA TAPPA

Eccoci arrivati all'ottava tappa del blogtour IL Giardino degli Aranci - Il Mondo di Nebbia di Ilaria Pasqua dove avrete la possibilità di leggere un estratto inedito del romanzo e l'opportunità di vincere una copia!

Prima di leggere l'estratto facciamo un riassunto del libro!

Titolo: Il Giardino degli Aranci - Il Mondo di Nebbia
Autrice: Ilaria Pasqua
Editore: Nativi Digitali Edizioni
Genere: Narrativa contemporanea
Collana: NSF (Non solo Fantasy)
Prezzo: 1.99€
Formato: ebook (epub, mobi, pdf)
Data di uscita: 14/05/2014

Il Mondo di Nebbia, dove Aria e il fidato amico Henry vivono e frequentano un liceo come tanti altri ragazzi, nasconde dei segreti inquietanti, come incubi che prendono forma e sono in qualche modo collegati ai Cinque Sacerdoti, misteriosi individui che controllano la città.
Aria non è però una ragazza come tutte le altre: in quel mondo ha la sensazione di "girare a vuoto", e dentro di sé sospetta che dietro ai suoi incubi ci siano verità dimenticate... sarà l'incontro con Will, che come lei sembra frustrato e insoddisfatto da quella realtà, a rivelarle che tutto quello in cui credeva prima è nient'altro che un'illusione. Qual è la verità dietro quel mondo? Chi sono i Cinque? E in che modo Aria ha il potere di cambiare tutto?
"Il mondo di nebbia", ora con un nuovo editing, è la prima parte della trilogia fantasy-distopica "Il Giardino degli Aranci". Ilaria Pasqua ci guida in un mondo ricco di misteri, una realtà che sembra annullare i ricordi dolorosi, ma che nasconde molte ombre. Sarà la strana brigata di Aria, Will ed Henry, unita da una forte amicizia (ma non solo) a squarciare i veli della nebbia?

E adesso ecco a voi l'estratto!!!

L’insegnante non era ancora arrivata quando Aria entrò in aula. Molti dei suoi compagni erano ancora fuori, Cecile non era al suo posto ma c’era Will in compenso, fermo di fronte al banco di Aria e guardava verso il basso. La ragazza registrò quell’informazione in ritardo, talmente era strano che lui si fosse mosso dalla sua area, compresa tra il banco e la finestra.
Will era concentrato a fissare degli scarabocchi che aveva fatto sul quaderno che aveva dimenticato aperto. Si sentì di colpo infastidita per quell’invasione di territorio. Chiuse il quaderno sotto i suoi occhi e il ragazzo sembrò volerle dire qualcosa.
Rimasero a fissarsi alcuni istanti senza parlare. Aria era avvampata non sapeva se per rabbia o per la sorpresa e per l'intensità dello sguardo di lui, così difficile da cogliere.
Una ciocca di capelli neri sul lato destro del viso era fuori posto, Aria lo aveva visto spesso tirarsela indietro durante le lezioni, e lo fece anche in quel momento, poco prima che l’insegnante entrasse e lui se ne andasse senza dire una singola sillaba.
“Ehi, perché guardavi il mio quaderno?”, ebbe il coraggio di chiedere. Lui si fermò e la guardò con la coda dell’occhio voltando solo una parte del volto, poi si sedette e un’altra volta non disse nulla.
Aria era frustrata, si sedette anche lei, con il respiro mozzato in gola per lo sforzo. Quel ragazzo la faceva innervosire, con quell’ostinazione, quell’atteggiamento distaccato da duro.
Ma chi si crede di essere? pensò la ragazza con le guance arrossate e l’aria un po’ buffa. Senza neanche pensarci su, prese il quaderno e glielo lanciò contro colpendolo su una spalla. Lui si voltò sorpreso. Lei lo guardò duramente, anche se si era già pentita di quello stupido gesto, ma in qualche modo doveva pur fargli capire quanto odiava i suoi modi di fare; perché non poteva semplicemente risponderle?
“Ma che fai?”, Cecile era comparsa accanto a lei. “Che ti prende?”
“Niente” bofonchiò come una bambina, continuando a fissare il ragazzo con sguardo serio. Lui reagì in una maniera inaspettata, scoppiò a ridere, tentando di trattenersi, poi si coprì la bocca con il pugno e soffocò una risata sinceramente divertita.
“Cosa…”, Aria scattò in piedi ancora più arrabbiata. “Che hai da ridere ora?”, gesticolò lei mentre gli altri compagni di classe erano meravigliati quanto la ragazza.
“Sa ridere” disse un ragazzo della seconda fila.
“Wow, che dolce”, Aria sentì dire da una tipa al terzo banco di cui non ricordava mai il nome.
Poi entrò l’insegnante e tutti furono costretti a sedersi. Le spalle di Will si muovevano ancora su è giù come stesse continuando a ridere.
“Ma che ti è preso?” sussurrò ancora Cecile, curiosa.
“Niente, gli ho fatto una domanda e non mi ha risposto” ammise lei.
Cecile si avvicinò all’amica: “Non mi sembra un buon motivo per lanciargli contro un quaderno” disse con tono di rimprovero.
“Mi ha fatto arrabbiare” bofonchiò lei.
“Però ho scoperto una cosa: almeno ride! Anche se è più figo quando tace” confessò Cecile sorridendo maliziosamente.
“Ceci!”
“Che c’è? Ti scandalizzi? Nessuna vuole ammetterlo, ma sono tutte pazze di lui. Quell’alone di mistero, quel distacco” disse lei facendo spallucce, “mica mi verrai a dire che è brutto, vero?”
“Che c’entra, no, non lo so. Insomma non ci ho mai pensato” rispose lei fissando il collo del ragazzo, poi distolse lo sguardo imbarazzata.
“Ah, no scusa. Tu hai quel gran pezzo di ragazzo che viene sempre in aula” disse Ceci dandole una gomitata.
“Smettila di chiamarlo gran pezzo di ragazzo. Insomma, lo conosci anche tu e comunque no, siamo solo amici” sbuffò lei; era la millesima volta che ne parlavano e non ne poteva più.
“Ma figurati” disse fissandola, ma lei non si voltò.
“Shh, inizia la lezione” disse per farla breve. Poi cercò di passare le ore successive a guardare l’insegnante piuttosto che Will, ma ogni tanto l’occhio cedeva verso di lui che si voltava. Continuava a pensare al perché stesse fissando quelle pagine del suo quaderno, avevano qualcosa di particolare? Le aveva guardate anche lei ma non aveva notato proprio niente. Forse era stato un caso.
Aria poggiò il mento sul palmo della mano e osservò l’aula silenziosa: i muri bianchi, quei pochi poster attaccati, la lavagna elettronica dietro le spalle della professoressa Mint, che spiegava attentamente un teorema di fisica, e la porta aperta.
Di fronte l’aula, proprio in quel momento, passò un ragazzo dai capelli lunghi e biondi, che catturò l’attenzione di Aria. La ragazza si rizzò sulla sedia e cercò di analizzare quel viso, poi si rese conto di conoscerlo. Era il ragazzo con cui quella mattina si era scontrata. Si chiese cosa ci facesse lì, sembrando troppo grande per andare ancora a scuola.
La consapevolezza della sua presenza la agitò, e istintivamente pensò allo spavento di quella mattina. Will, intanto, la guardava con la coda dell’occhio.
Anche lui ha visto quel tipo? E perché sembra così teso? pensò la ragazza che notò la sua schiena tendersi.
Aria si contorse le mani e aspettò la fine della lezione. Voleva sapere cosa aveva trovato Will di così interessante sul suo quaderno.
“Ehi” disse goffamente lei avvicinandosi al suo banco.
Lui si ostinava a non parlare e sfilò dalla borsa un altro libro.
“Cosa ci facevi al mio banco? Cosa hai visto di così interessante nel mio quaderno?” sussurrò mentre alcuni compagni li fissavano incuriositi.
Will si alzò in piedi e le bisbigliò all’orecchio: “Non ora”. Poi tornò seduto e non si voltò più.
Aria era rimasta immobile, raggelata da quel contatto imprevisto. Il ragazzo si era avvicinato così tanto a lei, e non se lo aspettava. Lei spesso aveva preparato nella sua testa varie risposte da rifilargli, pronta a controbattere alle sue risate o al suo ostinato silenzio. E invece lui l’aveva sorpresa, sussurrandole delicatamente all’orecchio.
Aria tornò al suo posto apparentemente arrabbiata, con il respiro del ragazzo ancora posato su di lei. Ceci era distratta a chiacchierare.
Aria prese fiato: “Che diavolo mi prende”, si disse fra sé e sé. Non era quel tipo di ragazza che si lascia intimidire da un gesto, lei era una dura, o almeno credeva di esserlo.
Per tutta l’ora successiva sentì ancora il suo respiro delicato sulla guancia e questo non l’aiutava a calmare il batticuore. Non capiva perché Will le facesse quell’effetto, non lo conosceva neanche. Avrebbe potuto essere un assassino o un pazzo, per quanto ne sapesse.
Riprese a scarabocchiare sul quaderno, poi notò che la manica destra di Will si era nuovamente mossa, allora spalancò gli occhi e per sbaglio fece cadere la penna, poi si allungò velocemente per raccoglierla senza distogliere lo sguardo da lui. Vide un altro guizzo, stavolta dietro la schiena.
Che cosa nasconde? si chiese. E se fosse un incubo? Ma no, che vado a pensare. Nessuno può trattenerli, non si può no? Non sarebbe mai potuto entrare, si disse ancora.
La ragazza si fece di colpo pallida, e la punta delle dita divenne di ghiaccio, il sangue si era ritratto e lei chiuse le mani a pugno, realmente colpita, forse spaventata.
Ciò che stava accadendo le sembrava così innaturale, così pericoloso, così strano, sovrastando ogni altro pensiero sul come e quando fosse riuscito a trattenere i suoi incubi. Se lo sentiva che quel ragazzo era diverso, e questo la spaventava più di tutto il resto.
In cosa andrò a cacciarmi parlandogli?
Ogni fibra del suo corpo percepiva già da tempo che incombeva un pericolo, una minaccia più grande che sapeva essere nascosta nell’ombra, nei suoi stessi incubi. Lo sentiva e forse ora non poteva far altro che procedere. Sperava di sbagliarsi, perché lei non voleva nessun cambiamento nella sua vita, voleva solo vivere nella sua città senza preoccuparsi di altro.
Visto che non c’erano state pause in aula, Aria dovette attendere la fine delle lezioni per poter parlare con Will, ma neanche in quel momento fu possibile. Il ragazzo, infatti, le mise in mano un foglietto e uscì velocemente. Nessuno sembrava essersi accorto di niente. Aria si infilò il foglio velocemente in tasca e uscì. Henry era già in corridoio ad aspettarla. Lei non disse una parola, non vedeva l’ora di raggiungere casa per poter leggere il biglietto.
“C’è qualcosa che non va?” chiese Henry dopo alcuni minuti.
“Nulla” rispose lei stringendo le mani sulle cinghie dello zaino, con le dita ancora ghiacciate. “Mia madre oggi mi aspetta a casa presto” aggiunse uscendo dall’edificio.
“Oggi non studiamo insieme, quindi” disse dispiaciuto lui grattandosi un sopracciglio.
“Oggi no, scusa”. Aria pensò alla splendida famiglia di Henry, che era così diversa dalla sua. La madre e il padre andavano d’amore e d’accordo, e in più lui aveva ben tre fratelli più piccoli, una femmina e due maschi, ovviamente tutti bellissimi.
Ogni volta che andava a casa sua, Aria provava un forte imbarazzo, non era abituata ad avere tutte quelle persone intorno. Henry in ambiente domestico rideva di continuo, i fratellini lo adoravano, e anche i genitori. Lui era l’ancora, la colla che teneva insieme la sua famiglia. La persona fidata, quella a cui si poteva chiedere tutto; il tipico bravo ragazzo. Ed effettivamente era veramente un bel ragazzo. Si muoveva sempre con eleganza, vestiva spesso con la camicia e a volte, a scuola, sembrava più un assistente che uno studente.
Aria sarebbe voluta essere lui, non perché fosse insoddisfatta della sua famiglia, erano solo lei e la mamma e le andava bene così, ma perché Henry piaceva alle persone: era generoso, disponibile e sempre sincero, e gli riusciva facile dire cosa pensava. Lei, in confronto a lui, era burbera e rozza, distaccata e poco socievole, così come sua madre, una donna tutto d’un pezzo che era diventata tale perché era stata costretta a sostituire anche la presenza del padre. Un padre di cui Aria non ricordava nulla e di cui sua madre preferiva non parlare.
Appena Henry girò l’angolo, lei fece scivolare fuori dalla tasca il bigliettino con il messaggio di Will. Non poteva aspettare di arrivare a casa, era curiosa. Il cuore le batteva forte, era una cosa inusuale per lei, così come avere un messaggio segreto tra le mani.
Era eccitata come una bambina per quel piccolo mistero, esageratamente eccitata, e quel momento le ricordava quando aveva partecipato alla caccia al tesoro della sua scuola: amava scavare, arrampicarsi, risolvere gli enigmi, vivere ogni giorno imparando sempre qualcosa di nuovo ed emozionante. Eppure se ci ripensava bene, quell’evento le sembrava appartenere a un’altra vita, come fosse un film visto in tv e non un suo ricordo. Si era talmente affievolito che le era ormai difficile fissare il momento in cui era successo, il luogo, le persone con cui l’aveva vissuto. Una patina sfocata ci si era poggiata sopra e man mano ne rosicchiava un pezzo. Ora riusciva a tenerne in mano nient’altro che un mozzicone.



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Regole del giveaway: è possibile partecipare dal 07/07 al 13/07

In base agli "obiettivi" che completate vi verranno assegnati dei "punti", ognuno dei quali aumenta le probabilità di estrazione
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E adesso passo il testimone al blog Scribacchiando in Soffitta che vi aspetta con la prossima tappa!!!

2 commenti:

  1. Spero di essere fortunata in questa tappa ormai mi state facendo venire le crisi voglio assolutamente leggerlo complimenti!!

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    Risposte
    1. Ciao Ramona! Vedo che sei stata proprio tu la fortunata! Sono felice che tu abbia vinto nella mia tappa!!! <3

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