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giovedì 24 luglio 2014

Anteprima: Magisterium. L'Anno di Ferro di Holly Black e Cassandra Clare - Il Prologo e il Primo Capitolo!!!!

Sono tornata tra voi! Mi scuso per l'assenza ma sto digitando dal mare e qua la connessione è decisamente capricciosa! :-(

Proprio qualche giorno fa ho ricevuto una spelndida notizia dalla Mondadori. La serie Magisterium infatti, scritta a quattro mani da due delle autrici che più amo (Cassandra Clare e Holly Black) uscirà in lingua originale il 9 Settembre e noi non dovremmo aspettare un'eternità per vederlo sugli scaffali delle nostre librerie dato che uscirà I PRIMI DI NOVEMBRE!!! *__*

Ma le belle notizie non sono finite!

E' possibile infatti leggere il prologo e il primo capitolo del romanzo: Magisterium. The Iron Trial, da noi tradotto come Magisterium. L'Anno di Ferro!

Vi lascio la cover dell'edizione in lingua originale ^_^


Ed ora ecco a voi il prologo e il primo capitolo!

MAGISTERIUM. L’ANNO DI FERRO

Traduzione di Beatrice Masini

PROLOGO

Da lontano, l’uomo che arrancava su per il fronte bianco del
ghiacciaio poteva somigliare a una formica che zampetta lentamente
sul bordo di un piatto. La baraccopoli di La Rinconada era una
manciata di puntini sparsi molto più giù; il vento aumentava via via
che lui saliva, soffiando sbuffi polverosi di neve sul suo volto e
paralizzando i suoi ricci umidi e neri. Nonostante gli occhiali d’ambra,
il suo volto era contratto in una smorfia per la luminosità del tramonto
riflesso.
L’uomo non aveva paura di cadere, anche se non usava corde o
ancoraggi, solo ramponi e una piccozza. Il suo nome era Alastair Hunt
ed era un mago. Mentre saliva modellava e plasmava la materia gelata
del ghiacciaio . Appigli per mani e piedi comparivano via via che
avanzava a fatica.
Quando raggiunse la caverna, a metà del ghiacciaio, era mezzo
congelato e del tutto sfinito per aver dedicato la propria forza di
volontà a domare il peggiore degli elementi. Praticare la magia così a
lungo gli risucchiava le forze, , ma non aveva osato rallentare.
La caverna si apriva come una bocca nel fianco della montagna.
Impossibile scorgerla (?) da sopra o da sotto. Si issò oltre
l’imboccatura e trasse un profondo respiro rauco, maledicendosi per
non essere arrivato prima, per essersi lasciato ingannare. A La
Rinconada la gente aveva visto l’esplosione e sussurrato
interpretazioni sul suo significato: il fuoco dentro il ghiaccio.
Il fuoco dentro il ghiaccio. Doveva essere un segnale di
emergenza… o un attacco. La caverna era piena di maghi, troppo
vecchi o troppo giovani per combattere, feriti e malati, madri di
bambini molto piccoli che non potevano essere lasciati soli: come sua
moglie e suo figlio. Erano stati nascosti lì, in uno dei luoghi più remoti
della terra.
Magister Rufus aveva insistito: altrimenti sarebbero stati
vulnerabili, ostaggi della sorte, e Alastair si era fidato di lui. Poi,
quando il Nemico della Morte non si era presentato per affrontare la
rappresentante dei maghi (non ricordo se avevamo deciso la lectio
“maghi” o “magi”: io preferirei la prima, meno evangelica), la giovane
Makar sulla quale avevano concentrato tutte le loro speranze, Alastair
aveva compreso il proprio errore. Si era precipitato a La Rinconada
coprendo quasi tutta la distanza a dorso di un animale primitivo d’aria.
Da lì aveva proseguito a piedi, dal momento che il controllo dei
primitivi da parte del Nemico era imprevedibile e saldo. Più saliva,
più la paura aumentava.
Fa’ che stiano tutti bene, ripeté tra sé mentre faceva il suo
ingresso nella caverna. Ti prego, fa’ che stiano tutti bene.
Si sarebbe dovuto sentire il pianto dei bambini. Si sarebbe
dovuto udire il ronzio basso delle conversazioni nervose e il borbottio
della magia controllata. Invece c’era solo l’urlo del vento che
spazzava la cima desolata della montagna. Le pareti della caverna
erano di ghiaccio bianco, macchiato di rosso e bruno dove il sangue
era schizzato e si era raggrumato. Alastair si tolse gli occhiali d’ambra
e li lasciò cadere a terra, poi avanzò, aggrappandosi alle ultime stille
di energia per restare diritto.
Le pareti emettevano un inquietante brillio fosforescente.
Lontano dall’ingresso era la sola luce, e forse per questo inciampò nel
primo corpo e quasi cadde in ginocchio. Si ritrasse con un urlo, poi
trasalì sentendo il proprio grido tornare indietro in forma di eco. La
maga caduta era carbonizzata, irriconoscibile, ma indossava il
braccialetto di pelle con inchiodato il grosso pezzo di rame che la
identificava come una studentessa del secondo anno del (?)
Magisterium. Non poteva aver avuto più di tredici anni.
Ormai dovresti essere abituato alla morte, si disse. Erano in
guerra col Nemico da un decennio che a volte pareva un secolo.
All’inizio era sembrato impossibile cheun solo giovane, seppure un
potente mago Makar, si fosse proposto di sconfiggere la morte in
persona. (nell’originale il concetto restava molto implicito, abbiamo
sciolto un po’) Ma mentre il potere del Nemico cresceva, e il suo
esercito di Creature del Caos aumentava, la minaccia era diventata
sempre più atroce… ed era culminata in quello spietato massacro
degli innocenti.
Alastair si alzò e si spinse più a fondo nella caverna, cercando
disperatamente un volto fra tutti. Si fece strada oltre i corpi di anziani
Magistri del Magisterium e del Collegium, figli di amici e conoscenti,
maghi feriti in battaglie precedenti. Tra loro giacevano i corpi spezzati
delle Creature del Caos, gli occhi turbinosi spenti per sempre. Anche
se i maghi erano stati colti di sorpresa, dovevano aver reagito con
forza per aver ucciso tanti soldati del Nemico. Con l’orrore che gli
rimescolava le viscere, mani e piedi ormai insensibili, Alastair avanzò
barcollando… finché la vide.
Sarah.
La trovò distesa sul fondo della caverna, contro una nebulosa
parete di ghiaccio. Aveva gli occhi aperti, fissi sul nulla. Le iridi erano
torbide e le ciglia incrostate di ghiaccio. Si chinò e le passò le dita
sulla guancia fredda. Inspirò bruscamente, e il suo singhiozzo bucò
l’aria.
Ma dov’era il loro figlio? Dov’era Callum?
Sarah stringeva nella destra un pugnale. Era abilissima nel
plasmare i metalli recuperati dal profondo del suolo. Aveva forgiato
lei quell’arma durante l’ultimo anno di Magisterium. Aveva un nome:
Semiramis. Alastair sapeva che Sarah aveva molto cara quell’arma. Se
devo morire, voglio morire stringendo il mio pugnale, gli diceva
sempre. Ma lui non aveva voluto che morisse.
Sfiorò di nuovo con le dita la guancia gelida.
Un pianto lo fece voltare di scatto. In quella caverna traboccante
di morte e silenzio, un pianto.
Un bambino.
Cercò affannosamente la fonte di quel flebile gemito. Sembrava
arrivare da un punto più vicino all’ingresso. Tornò indietro di corsa,
inciampando sui cadaveri, alcuni rigidi come statue, finché
all’improvviso un altro volto familiare non lo fissò dalla carneficina.
Declan. Il fratello di Sarah, ferito nell’ultima battaglia. Sembrava
essere stato soffocato a morte da una forma particolarmente feroce di
magia d’aria; aveva il volto blu, gli occhi iniettati di sangue. Aveva un
braccio teso, e sotto, protetto dal gelo del suolo da una coperta , c’era
il figlio neonato di Alastair. Mentre lui lo fissava sbigottito, il bimbo
aprì la bocca ed emise un altro debole gemito, quasi un miagolio.
Come in trance, tremante di sollievo, Alastair si chinò a
raccogliere suo figlio. Il bambino lo guardò coi grandi occhi grigi e
aprì la bocca per gridare di nuovo. La coperta cadde, e Alastair capì la
ragione del pianto. La gamba sinistra del bambino penzolava in modo
innaturale, come un ramo spezzato.
Alastair cercò di evocare una magia di terra per curare il
bambino, ma aveva energia appena sufficiente per alleviargli un po’ il
dolore. Col cuore in tumulto (cambiato per questioen di registro),
riavvolse stretto il bimbo nella coperta e tornò nel punto della caverna
dove giaceva Sarah. Tenne il bimbo come se lei potesse vederlo e
s’inginocchiò accanto al corpo di lei.
«Sarah» sussurrò, un nodo di lacrime in gola. «Gli dirò che sei
morta per proteggerlo. Lo crescerò ricordando quanto sei stata
coraggiosa.»
Gli occhi di lei lo fissarono, vuoti e pallidi. Strinse il bimbo più
forte e si protese per sfilarle Semiramis dalla mano. Nel farlo notò che
il ghiaccio accanto alla lama recava strani segni, come se l’avesse
graffiato mentre moriva. Ma i segni erano troppo precisi. Si avvicinò e
vide che erano parole – parole che sua moglie aveva inciso nel
ghiaccio della caverna con le sue ultime forze, morendo.
Le lesse, e fu come ricevere tre colpi secchi nello stomaco.
UCCIDI IL BAMBINO

CAPITOLO UNO

Callum Hunt era una leggenda nella sua piccola città del North
Carolina, ma non in senso buono. Celebre per la sua abilità nello
smontare i supplenti con battute sarcastiche, era specializzato
nell’irritare i direttori, i bidelli e gli inservienti della mensa. Gli
psicologi scolastici, che partivano sempre animati dal desiderio di
aiutarlo (la madre del povero ragazzo era morta, dopotutto), finivano
per sperare che non si presentasse più davanti a loro. Era piuttosto
imbarazzante non riuscire ad avere la risposta pronta per mettere al
suo posto un dodicenne arrabbiato.
Il perenne cipiglio di Call, la chioma nera arruffata e i sospettosi
occhi grigi erano ben noti ai suoi vicini. Amava andare sullo
skateboard, anche se gli ci era voluto un po’ per impadronirsi della
tecnica; diverse auto recavano ancora i segni dei suoi primi tentativi.
Spesso lo si vedeva appostato fuori dalle vetrine del negozio di
fumetti, della sala giochi e del negozio di videogame. Perfino il
sindaco lo conosceva. Difficile dimenticarsi di lui, dopo che il giorno
della Parata del Primo Maggio aveva eluso la sorveglianza del
commesso del locale negozio di animali e rapito una talpa senza pelo
destinata a finire nella pancia di un boa constrictor. Aveva provato
pena per quella creatura cieca e rugosa dall’aria indifesa, e per amor di
giustizia aveva liberato anche tutti i topi bianchi destinati a seguirla
nel menu serale del serpente.
Non si era aspettato che i topi si precipitassero sotto i piedi della
gente che sfilava, ma i topi non sono molto svegli. Non si era aspettato
nemmeno che gli spettatori si dessero alla fuga davanti ai topi, ma
nemmeno la gente è troppo sveglia, come aveva commentato più
tardiil padre di Call. Non era colpa di Call se la parata era stata un
disastro, ma tutti – sindaco in testa – si comportavano come se. In più,
suo padre l’aveva costretto a restituire la talpa senza pelo.
Il padre di Call non approvava il furto.
A suo parere era una cosa spiacevole quasi quanto la magia.
°°°
Callum si dondolò sulla sedia rigida davanti allo studio del
preside, chiedendosi se l’indomani sarebbe tornato a scuola, e se in
caso qualcuno avrebbe sentito la sua mancanza. Ripassò ancora una
volta tutti i modi per farsi bocciare al test dei maghi, e nel mondo più
spettacolare possibile. Suo padre gli aveva elencato più e più volte le
alternative per ottenere la bocciatura: Svuota la mente. Concentrati su
qualcosa che sia il contrario di ciò che vogliono quei mostri. Pensa al
test di un altro invece che al tuo. Call si strofinò il polpaccio, che
quella mattina in classe gli aveva fatto male, ed era indolenzito;
qualche volta gli succedeva. Più cresceva in altezza, più gli doleva.
Almeno la parte fisica del test dei maghi – di qualunque cosa si
trattasse – sarebbe stata facile da sbagliare.
Sentiva in lontananza gli altri ragazzi in palestra, le scarpe da
ginnastica che scricchiolavano sul parquet lucido, le voci fragorose,
gli insulti urlati. Gli sarebbe piaciuto giocare almeno una volta. Forse
non era veloce come gli altri, o altrettanto capace di mantenere
l’equilibrio, ma traboccava di irrefrenabileenergia. Era esonerato da
educazione motoria per via della gamba; anche alle elementari,
quando cercava di correre o saltare o arrampicarsi all’intervallo, uno
dei bidelli si avvicinava per ricordargli che doveva darsi una calmata
prima di farsi male, e che se continuava così l’avrebbero costretto a
rientrare.
Come se qualche livido fosse la cosa più terribile che potesse
succedere. Come se la gamba potesse peggiorare.
Call sospirò e guardò fuori dalle porte a vetro della scuola verso
il punto in cui il padre sarebbe comparso a breve, in auto. Guidava
un’auto del tipo che non passa inosservato, una Rolls-Royce Phantom
del 1937 di colore argento chiaro. Nessun altro in città possedeva
niente del genere. Il padre di Call aveva un negozio di antiquariato
sulla MainStreet che si chiamava “Di Tempo in Tempo”; gli piaceva
recuperare anticaglie e farle tornare nuove e splendenti. Per mantenere
l’auto in perfetta efficienza doveva dedicare quasi tutti i finesettimana
alle riparazioni. E chiedeva sempre a Call di lavarla e di passarvi una
strana cera antiruggine.
La Rolls-Royce funzionava alla perfezione, a differenza di Call.
Si guardò le scarpe da ginnastica tamburellando i piedi contro il
pavimento. Quando portava i jeans, come quel giorno, non si capiva
che la gamba aveva qualcosa che non andava, ma bastava che si
alzasse e camminasse ed era evidente. Era stato sottoposto a
moltissime operazioni fin da piccolissimo, e a terapie di ogni genere:
niente di davvero efficace. Zoppicava ancora come se tentasse di
reggersi in piedi su una barca che beccheggia.
Quando era piccolo giocava spesso a fare il pirata, o il marinaio
coraggioso con una gamba di legno che affondava con la nave dopo
un lungo cannoneggiamento. Giocava ai pirati e ai ninja, ai cowboy e
agli esploratori alieni.
Ma giochi di magia, niente.
Mai.
Sentì il rombo di un motore e fece per alzarsi, ma poi tornò a
sedersi, seccato. Non era l’auto di papà, ma una normalissima Toyota
rossa. Un attimo dopo Kylie Myles, una delle sue compagne di classe,
gli passò davanti correndo, un’insegnante al fianco.
«Buona fortuna per i provini di danza» le disse la signora Kemal,
e si voltò per tornare in classe.
«Sì, grazie» disse Kylie, poi guardò Call in modo strano, come se
lo stesse soppesando. Kylie non guardava mai Call. Era una delle sue
caratteristiche, come i lucidi capelli biondi e lo zaino con l’unicorno.
Quando s’incrociavano in corridoio il suo sguardo gli scivolava
addosso come se fosse invisibile.
Con un mezzo saluto ancora più bizzarro e sorprendente andò
verso la Toyota. Call vide entrambi i genitori di Kylie sui sedili
davanti: avevano l’aria preoccupata.
Non era diretta nello stesso posto, vero? Non poteva essere
diretta alla Prova di Ferro. Ma se invece…
Si puntellò sulla sedia con le mani e si alzò. Se era là che andava,
qualcuno avrebbe dovuto avvertirla.
Tanti ragazzi pensano che sia qualcosa di speciale, aveva detto il
padre di Call, il disgusto evidente nella voce. Anche i loro genitori.
Soprattutto nelle famiglie in cui le capacità magiche risalgono a
parecchie generazioni indietro. E certe famiglie in cui la magia è
quasi estinta vedono in un bambino magico la speranza di tornare al
potere. Ma sono i bambini senza parentele magiche quelli da
compatire più di tutti. Sono quelli che pensano che sarà come nei film.
Non è affatto come nei film.
In quel momento il papà di Call accostò al marciapiede della
scuola in uno stridio di freni, impedendo a Call di vedere Kylie. Call
uscì zoppicando: il tempo di raggiungere la Rolls e la Toyota dei
Myles svoltò e sparì.
Impossibile metterla in guardia.
«Call.» Suo padre era sceso dall’auto e si appoggiava alla
portiera del passeggero. La sua zazzera – lo stesso groviglio nero di
Call – si stava facendo grigia ai lati, e portava una giacca di tweed con
le toppe di pelle, nonostante il caldo. Call era convinto che il padre
somigliasse a Sherlock Holmes nella vecchia serie tv della BBC; a
volte la gente si stupiva che non parlasse con l’accento inglese. «Sei
pronto?»
Call alzò le spalle. Come si fa a essere pronti per qualcosa che
potrebbe sconvolgerti la vita, se va storto? O dritto, nel suo caso.
«Suppongo di sì.»
Il padre aprì la portiera. «Bene. Sali.»
L’interno della Rolls era immacolato come la carrozzeria. Call fu
sorpreso di vedere le vecchie stampelle sul sedile di dietro. Non le
usava da anni, da quando era caduto da una struttura per arrampicarsi
e si era slogato la caviglia – quella del piede buono. Il padre di Call
salì e accese il motore. Call le indicò e disse: «E quelle?»
«Più hai l’aria malandata, più è probabile che ti boccino» disse
cupo il padre, guardandosi indietro mentre uscivano dal parcheggio.
«È un po’ come imbrogliare» osservò Call.
«Call, la gente imbroglia per vincere. Non si può imbrogliare per
perdere».
Call sgranò gli occhi e lasciò che papà pensasse quello che
voleva. Sapeva soltanto che non avrebbe assolutamente usato quelle
stampelle se non era costretto. Ma non voleva parlarne, non nella
stessa giornata in cui il padre aveva carbonizzato il pane tostato a
colazione, cosa insolita, e lo aveva strapazzato quando si era
lamentato di dover andare a scuola per uscirne solo due ore dopo.
Ed eccolo lì, chino sul volante, la mascella serrata, le dita della
mano destra che stringevano la leva del cambio in una morsa e
scalavano le marce con inutile violenza.
Call cercò di concentrarsi sugli alberi che cominciavano a
ingiallire, sforzandosi di ricordare tutto ciò che sapeva del
Magisterium. La prima volta che suo padre aveva parlato dei Magistri
e di come sceglievano gli apprendisti aveva fatto sedere Call in una
delle grandi poltrone di pelle dello studio. Call aveva il gomito
bendato e il labbro spaccato per via di una zuffa a scuola, e non aveva
proprio voglia di ascoltare. E poi il padre era così serio da spaventarlo.
E dal tono che aveva assunto sembrava che dovesse annunciargli che
aveva una malattia terribile. Si scoprì che la malattia era il suo
potenziale magico.
Call si era fatto piccolo piccolo nella poltrona mentre il padre
parlava. Era abituato a sostenere il ruolo della vittima; gli altri ragazzi
erano convinti che per via della gamba fosse un bersaglio facile. Di
solito riusciva a convincerli del contrario. Non quella volta in cui un
gruppo di ragazzi più grandi l’aveva bloccato dietro il capanno vicino
al parco giochi, sulla strada di casa. L’avevano spintonato e aggredito
coi soliti insulti. Callum aveva imparato che molti si facevano indietro
se lui reagiva, così aveva cercato di colpire il ragazzo più alto. Era
stato il suo primo errore. Ben presto l’avevano inchiodato a terra: uno
gli sedeva sulle ginocchia mentre l’altro lo prendeva a pugni in faccia,
cercando di costringerlo a scusarsi e ad ammettere di essere un
pagliaccio storpio.
«Dovete ammettere che sono stupendo, sfigati» aveva sospirato
Call prima di svenire.
Era rimasto privo di sensi per non più di un minuto, perché
quando aveva riaperto gli occhi aveva visto i ragazzi che si
allontanavano. Fuggivano. Call non poteva credere che la sua battuta
si fosse rivelata così efficace.
«Proprio così» aveva detto, mettendosi seduto. «Fate bene a
scappare!»
Poi si era guardato intorno e si era accorto che il cemento del
campo giochi era spaccato. Una lunga fessura correva dalle altalene
fino alla parete del capanno dividendo in due il piccolo edificio.
Era disteso proprio nel bel mezzo di quello che sembrava lo
squarcio provocato da una scossa di terremoto.
La cosa più straordinaria che gli fosse mai successa. Suo padre
non era d’accordo.
«La magia scorre in certe famiglie» disse. «Non tutti i
consanguinei ce l’hanno per forza, ma a quanto pare tu potresti averla.
Purtroppo. Mi dispiace tanto, Call.»
«Ma allora il terremoto…. Stai dicendo che l’ho provocato io?»
Call si era sentito combattuto tra una gioia attonita e un profondo
terrore, ma la gioia era più forte. Sentì gli angoli della bocca
arricciarsi in un sorriso e cercò di tenerli a bada. «È questo che fanno i
maghi?»
«I maghi attingono agli elementi – terra, aria, acqua, fuoco, e
perfino il vuoto, che è la fonte della magia più potente e terribile di
tutte: la magia del caos. Sanno usare la magia per molte cose,
compreso squarciare la terra, come hai fatto tu.» Suo padre aveva
annuito tra sé. «All’inizio, quando la magia si manifesta per la prima
volta, è molto intensa. Potere allo stato grezzo… ciò che educa le arti
magiche è l’equilibrio. Ci vuole molta applicazione per ottenere il
potere di un mago appena destato. I maghi giovani hanno scarso
controllo. Call, tu devi contrastare la magia. Non devi mai più farne
uso. O i maghi ti porteranno via nei loro tunnel.»
«È là che si trova la scuola? Il Magisterium è nel sottosuolo?»
aveva chiesto Call.
«Sepolto sottoterra, dove nessuno può trovarlo» gli aveva detto il
padre, serissimo. «Laggiù non c’è luce. Niente finestre. È un labirinto.
Ci si può perdere nelle caverne, ci si può morire senza che nessuno lo
sappia mai.»
Call si leccò le labbra all’improvviso secche. «Ma tu sei un
mago, vero?»
«Io non uso la magia da quando è morta tua madre. E non la
userò mai più.»
«E la mamma è andata là? Nei tunnel? Sul serio?» Call era avido
di informazioni su sua madre. Non aveva mai saputo molto. Qualche
foto ingiallita in un vecchio album che mostrava una donna graziosa
con i capelli nero inchiostro di Call e gli occhi di un colore
indefinibile. Sapeva che non doveva fare al padre troppe domande su
di lei. Il padre non ne parlava mai se non era costretto.
«Sì, c’è andata» gli disse quella volta. «Ed è per via della magia
che è morta. Quando i maghi vanno in guerra, e succede spesso, non
badano a chi muore per questo. Ed è l’altra ragione per cui non devi
attirare la loro attenzione.»
Quella notte Call si svegliò urlando, convinto di essere
imprigionato nel sottosuolo, con la terra che gli si accumulava
addosso come se lo seppellissero vivo. Per quanto si agitasse, non
riusciva a respirare. Poi sognò che fuggiva da un mostro di fumo con
gli occhi che roteavano in un miscuglio di migliaia di diversi
spaventosi colori… solo che non riusciva a correre abbastanza veloce
per via della gamba. Nei sogni se la trascinava appresso come morta
finché lui cadeva a terra, l’alito bollente del mostro sul collo.
I compagni di classe di Call avevano paura del buio, del mostro
sotto il letto, degli zombie o degli assassini armati di asce giganti. Call
aveva paura dei maghi, e aveva ancora più paura di essere uno di loro.
Ora stava per incontrarli. Gli stessi maghi che erano la ragione
per cui sua madre era morta e suo padre non rideva quasi mai e non
aveva amici, e invece stava chiuso nel laboratorio che aveva ricavato
dal garage e riparava mobili sconquassati, auto e gioielli. Non ci
voleva un genio per capire come mai suo papà aveva l’ossessione di
rimettere in sesto le cose rotte.
Sorpassarono un cartello che dava loro il benvenuto in Virginia.
Era tutto uguale. Non sapeva che cosa aspettarsi, ma di rado era uscito
dal North Carolina. I loro viaggi oltre Asheville erano rari, e le
destinazioni più frequenti erano i mercatini in cui recuperavano vecchi
pezzi di pezzi d’auto e le fiere dell’antiquariato, dove Call vagava tra
cataste di argenteria brunita, collezioni di figurine del baseball nelle
loro custodie di plastica e strane teste di yak imbalsamate, mentre suo
padre contrattava per aggiudicarsi qualcosa di noioso.
A Call venne in mente che se non fosse stato bocciato al test
forse non sarebbe mai più andato di nuovo a uno di quei mercatini. Il
suo stomaco si contrasse e un brivido freddo gli percorse le ossa. Si
costrinse a pensare ai precetti che il padre gli aveva instillato: Svuota
la mente. Concentrati su qualcosa che sia il contrario di ciò che
vogliono quei mostri. Pensa al test di un altro invece che al tuo.
Espirò lentamente. Il nervosismo del padre lo stava contagiando.
Sarebbe andata bene. Era facile sbagliare il test.
L’auto uscì dall’autostrada e imboccò una via stretta. L’unico
cartello presente recava il simbolo di un aeroplano, e sotto c’era
scritto CAMPO VOLO CHIUSO PER LAVORI.
«Dove andiamo?» chiese Call. «Si vola da qualche parte?»
«Speriamo di no» borbottò suo papà. Il fondo stradale era passato
bruscamente dall’asfalto alla terra battuta. Mentre coprivano
sobbalzando qualche altro centinaio di iarde, Call si aggrappò allo
sportello per evitare di battere la testa contro il tetto. Le Rolls-Royce
non sono fatte per le strade sterrate.
All’improvviso la corsia si allargò e gli alberi si separarono. La
Rolls si trovava in un ampio spiazzo sgombro. Nel mezzo c’era un
enorme hangar di acciaio ondulato. Parcheggiate intorno un centinaio
di auto di tutti i generi: dai vecchi pickup malridotti alle berline
eleganti quasi quanto la Phantom, e molto più nuove. Call vide
genitori e ragazzi, tutti più o meno della sua età, correre verso
l’hangar.
«Credo che siamo in ritardo» disse.
«Bene» disse padre con cupa soddisfazione. Fermò l’auto e
scese, accennando a Call di fare lo stesso. Call fu contento di vedere
che il padre sembrava essersi scordato delle stampelle. Era una
giornata calda, e il sole bruciava sul dorso della t-shirt grigia di Call.
Si asciugò i palmi umidi sui jeans mentre attraversavano lo spiazzo
per infilarsi nel grosso buco nero che era l’ingresso dell’hangar.
Dentro era tutto assurdo. Ragazzini ovunque, voci rimbombanti
nel vasto spazio. Lungo una parete di metallo erano disposte delle
gradinate; potevano ospitare molte più persone di quelle presenti, ma
l’immensità del luogo le rendeva lillipuziane. Col nastro adesivo
azzurro vivo erano stati fatti dei segni sul pavimento di cemento, una
serie di X e di cerchi.
Dalla parte opposta rispetto alle gradinate, davanti a una serie di
portoni che un tempo dovevano aprirsi per lasciar uscire gli aerei
lungo le piste, c’erano i maghi.

© 2014 Holly Black e Cassandra Claire LLC
© 2014 Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano, per l’edizione italiana

venerdì 11 luglio 2014

Anteprima: Dieci Piccoli Respiri di K.A. Tucker

Ora il titolo del post dice anteprima, ma chiaramente questa non è una vera e propria anteprima dato che il romanzo di cui sto per parlarvi è uscito ieri ^_^
Si tratta più che altro di una segnalazione che tengo molto a fare specie perchè è legato a una iniziativa davvero molto interessante che troverete più sotto!
La cover originale è qualcosa di spettacolare *___*

Il suo cuore è stato spezzato, ma è arrivato il momento di sentirlo battere ancora.

Solo perché stai respirando non vuol dire che tu sia vivo...

Dieci Piccoli Respiri di K.A. Tucker


Titolo: Dieci Piccoli Respiri
Titolo originale: Ten Tiny Breaths
Autrice: K.A. Tucker
Serie: Ten Tiny Breaths #1
Editore: Newton Compton
Pagine: 320
Prezzo
Cartaceo: €9,90 / ebook: €4,99
ISBN: 978-88-541-6745-2
Data di pubblicazione:
10 Luglio 2014


L'amore è un biglietto di sola andata

E se fuggire via per sempre significasse trovare un nuovo amore?

Kacey Clearly ha solo vent’anni quando la sua vita va in pezzi. Un terribile incidente automobilistico le porta via i genitori, il fidanzato e la sua migliore amica. Dopo quattro anni trascorsi a casa degli zii nel Michigan, Kacey decide di fuggire via per sempre. Una notte lei e sua sorella Livie prendono un autobus per Miami e lì, nonostante le difficoltà economiche, possono finalmente ricominciare a progettare una nuova vita. Kacey però non è ancora pronta a lasciarsi alle spalle il passato e stringere nuove amicizie, neppure se a chiederglielo è l’affascinante vicino, Trent Emerson, un enigmatico ragazzo dagli ipnotici occhi blu. Eppure Trent è deciso a far breccia nel suo cuore, e presto Kacey dovrà smettere di chiudersi a riccio e arrendersi al suo amore...

«Una storia d’amore ad alto tasso erotico, ricca di personaggi indimenticabili.»
Kirkus

«Leggetelo così, tutto d’un fiato: l’impatto sarà fortissimo!»

Cover originale

The Ten Tiny Breaths Series

0,5. In Her Wake, previsto in lingua originale il 1 Settembre 2014
1. Ten Tiny Breaths, 2012  /  Dieci Piccoli Respiri, 2014
2. One Tiny Lie, 2013
3. Four Seconds to Lose, 2013
4. Five Ways to Fall, 2014

E adesso veniamo alla splendida iniziativa di cui vi parlavo poco prima!
La mia amica Beira del blog Beira's Heart ha avuto l'enorme piacere di incontrare l'autrice a Dublino in occasione del "Dublin Author Signing" e ha organizzato un giveaway mettendo in palio una copia autografata proprio di Dieci Piccoli Respiri!!!!
Correte sul suo blog a questo link http://beirasheart.blogspot.it/2014/07/giveaway-di-compleanno-dieci-piccoli.html e partecipate numerosi!!!!


Vive vicino Toronto con suo marito e le loro due figlie. Dieci piccoli respiri è nato come romanzo auto pubblicato. Grazie al successo di download è stato acquisito dalla Simon & Schuster, uno dei maggiori gruppi editoriali di lingua inglese che sta pubblicando tutta la serie. Per saperne di più: www.katuckerbooks.com

E per adesso è tutto!!! Alla Prossima!!!

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lunedì 7 luglio 2014

Blog Tour di "Il Giardino degli Aranci - Il Mondo di Nebbia" di Ilaria Pasqua, con Giveaway! OTTAVA TAPPA

Eccoci arrivati all'ottava tappa del blogtour IL Giardino degli Aranci - Il Mondo di Nebbia di Ilaria Pasqua dove avrete la possibilità di leggere un estratto inedito del romanzo e l'opportunità di vincere una copia!

Prima di leggere l'estratto facciamo un riassunto del libro!

Titolo: Il Giardino degli Aranci - Il Mondo di Nebbia
Autrice: Ilaria Pasqua
Editore: Nativi Digitali Edizioni
Genere: Narrativa contemporanea
Collana: NSF (Non solo Fantasy)
Prezzo: 1.99€
Formato: ebook (epub, mobi, pdf)
Data di uscita: 14/05/2014

Il Mondo di Nebbia, dove Aria e il fidato amico Henry vivono e frequentano un liceo come tanti altri ragazzi, nasconde dei segreti inquietanti, come incubi che prendono forma e sono in qualche modo collegati ai Cinque Sacerdoti, misteriosi individui che controllano la città.
Aria non è però una ragazza come tutte le altre: in quel mondo ha la sensazione di "girare a vuoto", e dentro di sé sospetta che dietro ai suoi incubi ci siano verità dimenticate... sarà l'incontro con Will, che come lei sembra frustrato e insoddisfatto da quella realtà, a rivelarle che tutto quello in cui credeva prima è nient'altro che un'illusione. Qual è la verità dietro quel mondo? Chi sono i Cinque? E in che modo Aria ha il potere di cambiare tutto?
"Il mondo di nebbia", ora con un nuovo editing, è la prima parte della trilogia fantasy-distopica "Il Giardino degli Aranci". Ilaria Pasqua ci guida in un mondo ricco di misteri, una realtà che sembra annullare i ricordi dolorosi, ma che nasconde molte ombre. Sarà la strana brigata di Aria, Will ed Henry, unita da una forte amicizia (ma non solo) a squarciare i veli della nebbia?

E adesso ecco a voi l'estratto!!!

L’insegnante non era ancora arrivata quando Aria entrò in aula. Molti dei suoi compagni erano ancora fuori, Cecile non era al suo posto ma c’era Will in compenso, fermo di fronte al banco di Aria e guardava verso il basso. La ragazza registrò quell’informazione in ritardo, talmente era strano che lui si fosse mosso dalla sua area, compresa tra il banco e la finestra.
Will era concentrato a fissare degli scarabocchi che aveva fatto sul quaderno che aveva dimenticato aperto. Si sentì di colpo infastidita per quell’invasione di territorio. Chiuse il quaderno sotto i suoi occhi e il ragazzo sembrò volerle dire qualcosa.
Rimasero a fissarsi alcuni istanti senza parlare. Aria era avvampata non sapeva se per rabbia o per la sorpresa e per l'intensità dello sguardo di lui, così difficile da cogliere.
Una ciocca di capelli neri sul lato destro del viso era fuori posto, Aria lo aveva visto spesso tirarsela indietro durante le lezioni, e lo fece anche in quel momento, poco prima che l’insegnante entrasse e lui se ne andasse senza dire una singola sillaba.
“Ehi, perché guardavi il mio quaderno?”, ebbe il coraggio di chiedere. Lui si fermò e la guardò con la coda dell’occhio voltando solo una parte del volto, poi si sedette e un’altra volta non disse nulla.
Aria era frustrata, si sedette anche lei, con il respiro mozzato in gola per lo sforzo. Quel ragazzo la faceva innervosire, con quell’ostinazione, quell’atteggiamento distaccato da duro.
Ma chi si crede di essere? pensò la ragazza con le guance arrossate e l’aria un po’ buffa. Senza neanche pensarci su, prese il quaderno e glielo lanciò contro colpendolo su una spalla. Lui si voltò sorpreso. Lei lo guardò duramente, anche se si era già pentita di quello stupido gesto, ma in qualche modo doveva pur fargli capire quanto odiava i suoi modi di fare; perché non poteva semplicemente risponderle?
“Ma che fai?”, Cecile era comparsa accanto a lei. “Che ti prende?”
“Niente” bofonchiò come una bambina, continuando a fissare il ragazzo con sguardo serio. Lui reagì in una maniera inaspettata, scoppiò a ridere, tentando di trattenersi, poi si coprì la bocca con il pugno e soffocò una risata sinceramente divertita.
“Cosa…”, Aria scattò in piedi ancora più arrabbiata. “Che hai da ridere ora?”, gesticolò lei mentre gli altri compagni di classe erano meravigliati quanto la ragazza.
“Sa ridere” disse un ragazzo della seconda fila.
“Wow, che dolce”, Aria sentì dire da una tipa al terzo banco di cui non ricordava mai il nome.
Poi entrò l’insegnante e tutti furono costretti a sedersi. Le spalle di Will si muovevano ancora su è giù come stesse continuando a ridere.
“Ma che ti è preso?” sussurrò ancora Cecile, curiosa.
“Niente, gli ho fatto una domanda e non mi ha risposto” ammise lei.
Cecile si avvicinò all’amica: “Non mi sembra un buon motivo per lanciargli contro un quaderno” disse con tono di rimprovero.
“Mi ha fatto arrabbiare” bofonchiò lei.
“Però ho scoperto una cosa: almeno ride! Anche se è più figo quando tace” confessò Cecile sorridendo maliziosamente.
“Ceci!”
“Che c’è? Ti scandalizzi? Nessuna vuole ammetterlo, ma sono tutte pazze di lui. Quell’alone di mistero, quel distacco” disse lei facendo spallucce, “mica mi verrai a dire che è brutto, vero?”
“Che c’entra, no, non lo so. Insomma non ci ho mai pensato” rispose lei fissando il collo del ragazzo, poi distolse lo sguardo imbarazzata.
“Ah, no scusa. Tu hai quel gran pezzo di ragazzo che viene sempre in aula” disse Ceci dandole una gomitata.
“Smettila di chiamarlo gran pezzo di ragazzo. Insomma, lo conosci anche tu e comunque no, siamo solo amici” sbuffò lei; era la millesima volta che ne parlavano e non ne poteva più.
“Ma figurati” disse fissandola, ma lei non si voltò.
“Shh, inizia la lezione” disse per farla breve. Poi cercò di passare le ore successive a guardare l’insegnante piuttosto che Will, ma ogni tanto l’occhio cedeva verso di lui che si voltava. Continuava a pensare al perché stesse fissando quelle pagine del suo quaderno, avevano qualcosa di particolare? Le aveva guardate anche lei ma non aveva notato proprio niente. Forse era stato un caso.
Aria poggiò il mento sul palmo della mano e osservò l’aula silenziosa: i muri bianchi, quei pochi poster attaccati, la lavagna elettronica dietro le spalle della professoressa Mint, che spiegava attentamente un teorema di fisica, e la porta aperta.
Di fronte l’aula, proprio in quel momento, passò un ragazzo dai capelli lunghi e biondi, che catturò l’attenzione di Aria. La ragazza si rizzò sulla sedia e cercò di analizzare quel viso, poi si rese conto di conoscerlo. Era il ragazzo con cui quella mattina si era scontrata. Si chiese cosa ci facesse lì, sembrando troppo grande per andare ancora a scuola.
La consapevolezza della sua presenza la agitò, e istintivamente pensò allo spavento di quella mattina. Will, intanto, la guardava con la coda dell’occhio.
Anche lui ha visto quel tipo? E perché sembra così teso? pensò la ragazza che notò la sua schiena tendersi.
Aria si contorse le mani e aspettò la fine della lezione. Voleva sapere cosa aveva trovato Will di così interessante sul suo quaderno.
“Ehi” disse goffamente lei avvicinandosi al suo banco.
Lui si ostinava a non parlare e sfilò dalla borsa un altro libro.
“Cosa ci facevi al mio banco? Cosa hai visto di così interessante nel mio quaderno?” sussurrò mentre alcuni compagni li fissavano incuriositi.
Will si alzò in piedi e le bisbigliò all’orecchio: “Non ora”. Poi tornò seduto e non si voltò più.
Aria era rimasta immobile, raggelata da quel contatto imprevisto. Il ragazzo si era avvicinato così tanto a lei, e non se lo aspettava. Lei spesso aveva preparato nella sua testa varie risposte da rifilargli, pronta a controbattere alle sue risate o al suo ostinato silenzio. E invece lui l’aveva sorpresa, sussurrandole delicatamente all’orecchio.
Aria tornò al suo posto apparentemente arrabbiata, con il respiro del ragazzo ancora posato su di lei. Ceci era distratta a chiacchierare.
Aria prese fiato: “Che diavolo mi prende”, si disse fra sé e sé. Non era quel tipo di ragazza che si lascia intimidire da un gesto, lei era una dura, o almeno credeva di esserlo.
Per tutta l’ora successiva sentì ancora il suo respiro delicato sulla guancia e questo non l’aiutava a calmare il batticuore. Non capiva perché Will le facesse quell’effetto, non lo conosceva neanche. Avrebbe potuto essere un assassino o un pazzo, per quanto ne sapesse.
Riprese a scarabocchiare sul quaderno, poi notò che la manica destra di Will si era nuovamente mossa, allora spalancò gli occhi e per sbaglio fece cadere la penna, poi si allungò velocemente per raccoglierla senza distogliere lo sguardo da lui. Vide un altro guizzo, stavolta dietro la schiena.
Che cosa nasconde? si chiese. E se fosse un incubo? Ma no, che vado a pensare. Nessuno può trattenerli, non si può no? Non sarebbe mai potuto entrare, si disse ancora.
La ragazza si fece di colpo pallida, e la punta delle dita divenne di ghiaccio, il sangue si era ritratto e lei chiuse le mani a pugno, realmente colpita, forse spaventata.
Ciò che stava accadendo le sembrava così innaturale, così pericoloso, così strano, sovrastando ogni altro pensiero sul come e quando fosse riuscito a trattenere i suoi incubi. Se lo sentiva che quel ragazzo era diverso, e questo la spaventava più di tutto il resto.
In cosa andrò a cacciarmi parlandogli?
Ogni fibra del suo corpo percepiva già da tempo che incombeva un pericolo, una minaccia più grande che sapeva essere nascosta nell’ombra, nei suoi stessi incubi. Lo sentiva e forse ora non poteva far altro che procedere. Sperava di sbagliarsi, perché lei non voleva nessun cambiamento nella sua vita, voleva solo vivere nella sua città senza preoccuparsi di altro.
Visto che non c’erano state pause in aula, Aria dovette attendere la fine delle lezioni per poter parlare con Will, ma neanche in quel momento fu possibile. Il ragazzo, infatti, le mise in mano un foglietto e uscì velocemente. Nessuno sembrava essersi accorto di niente. Aria si infilò il foglio velocemente in tasca e uscì. Henry era già in corridoio ad aspettarla. Lei non disse una parola, non vedeva l’ora di raggiungere casa per poter leggere il biglietto.
“C’è qualcosa che non va?” chiese Henry dopo alcuni minuti.
“Nulla” rispose lei stringendo le mani sulle cinghie dello zaino, con le dita ancora ghiacciate. “Mia madre oggi mi aspetta a casa presto” aggiunse uscendo dall’edificio.
“Oggi non studiamo insieme, quindi” disse dispiaciuto lui grattandosi un sopracciglio.
“Oggi no, scusa”. Aria pensò alla splendida famiglia di Henry, che era così diversa dalla sua. La madre e il padre andavano d’amore e d’accordo, e in più lui aveva ben tre fratelli più piccoli, una femmina e due maschi, ovviamente tutti bellissimi.
Ogni volta che andava a casa sua, Aria provava un forte imbarazzo, non era abituata ad avere tutte quelle persone intorno. Henry in ambiente domestico rideva di continuo, i fratellini lo adoravano, e anche i genitori. Lui era l’ancora, la colla che teneva insieme la sua famiglia. La persona fidata, quella a cui si poteva chiedere tutto; il tipico bravo ragazzo. Ed effettivamente era veramente un bel ragazzo. Si muoveva sempre con eleganza, vestiva spesso con la camicia e a volte, a scuola, sembrava più un assistente che uno studente.
Aria sarebbe voluta essere lui, non perché fosse insoddisfatta della sua famiglia, erano solo lei e la mamma e le andava bene così, ma perché Henry piaceva alle persone: era generoso, disponibile e sempre sincero, e gli riusciva facile dire cosa pensava. Lei, in confronto a lui, era burbera e rozza, distaccata e poco socievole, così come sua madre, una donna tutto d’un pezzo che era diventata tale perché era stata costretta a sostituire anche la presenza del padre. Un padre di cui Aria non ricordava nulla e di cui sua madre preferiva non parlare.
Appena Henry girò l’angolo, lei fece scivolare fuori dalla tasca il bigliettino con il messaggio di Will. Non poteva aspettare di arrivare a casa, era curiosa. Il cuore le batteva forte, era una cosa inusuale per lei, così come avere un messaggio segreto tra le mani.
Era eccitata come una bambina per quel piccolo mistero, esageratamente eccitata, e quel momento le ricordava quando aveva partecipato alla caccia al tesoro della sua scuola: amava scavare, arrampicarsi, risolvere gli enigmi, vivere ogni giorno imparando sempre qualcosa di nuovo ed emozionante. Eppure se ci ripensava bene, quell’evento le sembrava appartenere a un’altra vita, come fosse un film visto in tv e non un suo ricordo. Si era talmente affievolito che le era ormai difficile fissare il momento in cui era successo, il luogo, le persone con cui l’aveva vissuto. Una patina sfocata ci si era poggiata sopra e man mano ne rosicchiava un pezzo. Ora riusciva a tenerne in mano nient’altro che un mozzicone.



Ti è piaciuto? Scopri di più sul sito di Nativi Digitali Edizioni

Rimani aggiornato sulle prossime tappe del BlogTour partecipando all'evento su Facebook!

COME PARTECIPARE AL GIVEAWAY

Per vincere una copia in formato epub e pdf di "Il Giardino degli Aranci - Il Mondo di Nebbia" è sufficiente partecipare al Giveaway su Rafflecopter


Regole del giveaway: è possibile partecipare dal 07/07 al 13/07

In base agli "obiettivi" che completate vi verranno assegnati dei "punti", ognuno dei quali aumenta le probabilità di estrazione
Obiettivi da completare:

- Mettere mi piace alla pagina facebook di Nativi Digitali: 2 punti (obbligatorio)
- Mettere mi piace alla pagina facebook del blog ospitante: 2 punti (obbligatorio)
- - Mettere mi piace alla pagina facebook dell'autrice Ilaria Pasqua: 2 punti (non obbl.)
- Tweet personalizzato: 2 punti (non obbl.)

Il giorno successivo allo scadere del Giveaway,
Nativi Digitali Edizioni contatterà il vincitore sul contatto email o al profilo facebook che avete inserito per partecipare!
In bocca al lupo!


Data
N. Tappa
Blog ospitante
19-25 maggio
Prima
26-01 giugno
Seconda
02-08 giugno
Terza
09-15 giugno
Quarta
16-22 giugno
Quinta
23-29 giugno
Sesta
30-06 luglio
Settima
07-13 luglio
Ottava
Tappa attuale
14-20 luglio
Nona
21-27 luglio
Decima

a Rafflecopter giveaway



E adesso passo il testimone al blog Scribacchiando in Soffitta che vi aspetta con la prossima tappa!!!

Anteprima: Oltre il Buio di Sara Purpura

Ecco un'interessante uscita targata Genesis Publishing! Qualche giorno fa ho scaricato il Prequel del romanzo che sto per mostrarvi e non vedo l'ora di leggerlo perchè la trama mi incuriosisce molto!

Vi lascio il link per acquistare il Prequel su Amazon! ^_^

Per il romanzo vero e proprio occorre invece aspettare ancora qualche giorno ^_^

10 Luglio 2014!

Oltre il Buio di Sara Purpura


Titolo: Oltre il Buio
Autrice: Sara Purpura
Editore: Genesis Puiblishing
Collana: Romance
Pagine: 300
Prezzo: € 3,90
ISBN: 978-88-98769-19-3
Data di pubblicazione:
10 Luglio 2014


Mi chiamo Rachel Stone. Ho passato venticinque anni della mia vita, senza accorgermi di quale strada avessero preso i miei sogni, e la mia esistenza è un completo disastro. Almeno prima di lui: Stephan Queen. L'uomo più stronzo e bello che abbia mai incontrato, ma che è capace di smuovere i fragili equilibri ai quali mi ancoro. Ho conosciuto la solitudine, ma anche l'amore. Quello vero, che ti ruba l'anima e la fa volare. Poi l'ho perso, flagellato e ritrovato. Ho odiato la mia esistenza, l'ho riscoperta, rivalutata e legata per sempre a un uomo complesso, che il destino vuole accanto a me, ad ogni costo. Ma per capirne di più, dobbiamo andare lontano. Esattamente a otto mesi fa. Al mio primo colloquio di lavoro, al giorno più importante e assolutamente sconvolgente della mia vita, e a lui: colui che l'ha resa finalmente degna di essere vissuta.

"Un romanzo senza esclusioni di colpi. Oltre il buio ci narra di una realtà intrisa di orrore e sensi di colpa, coadiuvati in una passione bruciante, la quale tenta di lenire le mancanze di due anime tormentate ma destinate ad amarsi. Una storia d’amore capace di distruggere e sanare, abbattere e ricostruire; troveranno la forza i protagonisti di abbandonarsi ad essa senza remore? Consigliato senz’altro agli amanti dei romanzi travagliati e dove nessuna conclusione è scontata.Vi terrà col fiato sospeso fino all’ultima pagina."
L'editore

Ecco a voi il booktrailer del romanzo!!!



Nasce a Palermo. Malgrado si definisca “cittadina del mondo” non riuscirebbe a vivere altrove. Consegue il diploma magistrale e coltiva da sempre la passione per la scrittura, ma il destino vuole che lei compia una scelta che la porta a riporre le idee nel cassetto, per un po'. In questo frattempo non smette di scrivere, perché scrivere è il modo in cui si sente libera. Decide di farsi conoscere, tramite i social network e, in fine, trova la sua strada, pubblicando per la Genesis Publishing. Sposata e madre di due figli che adora, Sara ama leggere qualsiasi cosa, anche le etichette degli shampoo al supermercato. Se volete farla felice, regalatele un libro. Se volete vederla arrabbiata, ditele che leggere non serve a nulla. “Chi legge vive storie, che non potrebbe vivere in una vita sola” è il suo motto. Scrive storie che le piacerebbe leggere e si emoziona mentre lo fa, sperando di riversare nei suoi racconti, parte della trepidazione che prova portandole alla luce. Ama i romance, i grandi romanzi d'autore e gli storici. Scrive, legge e ama. La sua vita si ciba di questo.

domenica 6 luglio 2014

Anteprima: Twelve di Stella Martini

Quest'estate, e in particolar modo nella settimana che sta per cominciare, la CE Fabbri Editori ha proprio deciso di viziarci!
ecco a voi un'altra interessantissima uscita che farà gongolare tutti gli appassionati di Urban Fantasy! Io sto già smaniando! *_*
Si tratta di un romanzo made in Italy scritto a quattro mani da moglie e marito, entrambi scrittori di due generi opposti ma che hanno saputo combinarsi alla perfezione in questa storia!

Ti amerò per l'eternità. Più un giorno.

Una storia che mescola amore, passione e orrore in uguale misura.
Romantico. Spaventoso. Emozionante.

9 Luglio 2014

Twelve di Stella Martini


Titolo: Twelve
Autrice: Stella Martini
Editore: Fabbri
Pagine: 250
Prezzo: € 12,90
Data di pubblicazione:
9 Luglio 2014


A Malfenn, piccolo paesino del Trentino, arriva un’estate la quindicenne Leonor insieme al padre. Tre mesi prima, nei boschi circostanti l’Overlake Hotel – di proprietà del nonno Josef –, durante un’escursione è scomparsa sua madre, Sarah, ormai ritenuta morta in un incidente, anche se il corpo non è mai stato ritrovato. Mentre il padre non si è rassegnato e ogni notte torna nel bosco a cercare la moglie, Leonor si limita a lasciar trascorrere il tempo intrappolata nel dolore e nei ricordi. Sino a quando non incontra Abel, il bambino con cui giocava da piccola nelle lunghe estati trascorse dal nonno. Ora Abel ha diciassette anni, la fama di duro, e si occupa della piscina e del giardino dell’albergo. Per molti anni ha vissuto confinato in collegio o in una baita in alta montagna, qualcuno dice per il suo cattivo carattere, qualcuno per una misteriosa malattia. Mentre i due ragazzi cominciano ad avvicinarsi, nei boschi di Malfenn fa la sua comparsa una misteriosa bestia assassina. Dopo che due donne sono state sbranate, si comprende che chi uccide è un essere mostruoso: un lupo mannaro, ed è forse lo stesso lupo mannaro responsabile della
scomparsa della madre di Leonor. E se il mostro fosse proprio Abel, che non riesce più a trattenere gli attacchi di furia che lo trasformano – letteralmente – in un’altra persona? Per Leonor, che si è accorta di amarlo, comincia così una disperata corsa contro il tempo per salvarlo.
Una corsa che durerà dodici giorni…


STELLA MARTINI è lo pseudonimo scelto da una coppia di scrittori e giornalisti. Sposati, vivono a Milano. Lei scrive rosa e lui gialli. Cromaticamente credevano di essere incompatibili e invece hanno scoperto di trovarsi benissimo a raccontare storie soprannaturali a quattro mani. Twelve è il loro primo romanzo insieme.

Trovate Stella Martini alla pagina facebook: https://www.facebook.com/stellamartinipage.

mercoledì 2 luglio 2014

Anteprima: Sei il Mio Buio Sei la Mia Luce di J. A. Redmerski

Eccoci qua con un'altra interessante uscita prevista per questo mese estivo! La Fabbri Editore ha proprio deciso di viziarci!!! *_*
Torna una delle autrici più amate di New-Adult: J. A. Redmerski!!!

Ho guardato il dolore negli occhi. Ho imparato ad amarti.

Sono due anime in fuga. Dal passato, da se stessi, dal destino. L’unico rifugio è il loro amore, quell’amore oscuro che li può salvare o perdere.

Luglio 2014

Sei il Mio Buio Sei la Mia Luce di J. A. Redmerski


Titolo: Sei il Mio Buio Sei la Mia Luce
Titolo originale: Song of the Fireflies
Autrice: J. A. Redmerski
Editore: Fabbri
Prezzo: € 14,90
Data di pubblicazione:
Luglio 2014


Si può amare tanto da sentirsi mancare il fiato? Tanto da perdersi, da piangere, da urlare? Si può amare troppo? Elias e Bray sono fatti l’uno per l’altra, da sempre. Sono le metà perfette di una meravigliosa unità.
Il loro amore è sbocciato una calda sera d’estate, quando erano solo due bambini, in un prato illuminato da centinaia di lucciole.
Crescendo, però, la paura di soccombere a un rapporto così intenso, così esclusivo da essere quasi insopportabile, li ha allontanati l’uno dall’altra. Finché Bray non si rende conto che Elias è l’unico legame vero della sua vita, l’unica persona che può salvarla dagli abissi in cui sta per sprofondare, e decide di tornare. Di tornare da lui che,
nonostante tutto, non l’ha mai dimenticata. Le cose sono finalmente perfette e la passione che hanno cercato di soffocare in tutti i modi può finalmente vivere di nuovo... Almeno fino a quando una notte fatale non cambia tutto. Bray commette un terribile errore dalle conseguenze drammatiche: potrebbe essere accusata della morte di una ragazza. Il sogno d’amore di Bray ed Elias rischia di andare in frantumi, e i due ragazzi decidono di fuggire. Insieme. Inizia così un’avventura on the road in cui il rischio di perdersi – tra alcool, droghe e incontri sbagliati – è forse più grande del pericolo da cui stanno scappando.

Cover originale


J. A. REDMERSKI, autrice bestseller, vive a North Little Rock, Arkansas, con i suoi tre figli e un cane maltese. È autrice di due bestseller, Il confine di un attimo e Il confine dell’eternità, che hanno scalato le classifiche americane e sono in corso di pubblicazione in 20 Paesi. In rete sono diventati un vero e proprio fenomeno: le lettrici hanno realizzato moltissimi video su Youtube ispirati alla storia, album fotografici, playlist e ne hanno fatto un successo internazionale. Questo libro è per loro, e per tutti coloro che vogliono continuare a sognare.

Sito ufficiale dell'autrice: http://jessicaredmerski.com/

Anteprima: Ti Fidi di Me? di J. Lynn

Altra uscita attesa con estrema impazienza dalle lettrici più romantiche! Secondo volume della saga Wait for You, dopo Ti Aspettavo è arrivato il momento di conoscere il punto di vista di Cam!!!

3 Luglio 2014!!!

Romantico e coinvolgente, Ti fidi di me? racconta la storia di Ti aspettavo dal punto di vista di Cam, svelandoci episodi inediti e facendoci rivivere un amore straordinario e unico come fosse la prima volta.

Ti Fidi di Me? di J. Lynn


Titolo: Ti Fidi di Me?
Titolo originale: Trust in Me
Autrice: J. Lynn
Serie: Wait for You #1,5
Editore: Nord
Prezzo: € 16,40
ISBN: 9788842925286
Data di pubblicazione:
3 Luglio 2014


L'università è il suo nuovo inizio. Dopo quasi un anno trascorso in un limbo di malinconia, Cameron Hamilton vuole lasciarsi il passato alle spalle, riprendere gli studi e, finalmente, tornare a divertirsi. Tanto lui è abituato a ottenere sempre ciò che vuole, in particolare quando si tratta di ragazze. Ma tutto cambia il giorno in cui, per caso, si «scontra» con Avery. E non solo perché lei sembra essere immune al suo fascino (sebbene Cam ci provi in ogni modo…), ma soprattutto perché è una ragazza diversa dalle altre, così sensibile e sfuggente, eppure allo stesso tempo determinata e sicura di sé. In brevissimo tempo, Cam si innamora perdutamente di lei, senza sapere che l’atteggiamento ostentato da Avery è in realtà una maschera dietro la quale lei nasconde le sue paure e i suoi segreti, una maschera che le impedisce di confessargli ciò che prova davvero per lui.
Però Cam non ha nessuna intenzione di rassegnarsi, ed è pronto a tutto pur di fare breccia nell'armatura che protegge il cuore di Avery e guadagnare la sua fiducia…

Cover originale

Wait For You Series

1. Wait for You, 2013  /  Ti Aspettavo, 2014
1,5. Trust in Me, 2013 / Ti Fidi di Me?, 2014
2. Be With Me, 2014
2,5. The Proposal, 2014
3. Stay With Me, previsto in lingua originale il 23 Settembre 2014
4. Fall With Me, previsto in lingua originale nell'Aprile 2015
5. Forever With Me, previsto in lingua originale nel 2015
6. Fire in You, previsto in lingua originale nel 2016


J. Lynn è lo pseudonimo di un’autrice bestseller pubblicata con successo in tutto il mondo. Ti aspettavo ha conquistato i vertici della classifica del New York Times e ha venduto, nel giro di pochi giorni dopo l’uscita, più di 200.000 copie.

Sito ufficiale dell'autrice: http://www.jenniferarmentrout.com/
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